Tahar Ben Jelloun, è un famoso scrittore musulmano nato in Marocco nel 1944 che, attualmente, risiede in Francia.
Lo scrittore studiò in Francia dove conseguì un dottorato in psichiatria sociale. Esercitò la professione del romanziere ed ebbe molto successo. Sfruttò la sua condizione di extracomunitario per affrontare nei suoi romanzi il tema dell’urgenza dell’incontro tra le culture: la solitudine, il bisogno d’amore, la necessità di comunicare, attraverso equivoci ed errori che vengono narrati mediante vicende di immigrati e coppie miste colti nelle quotidiane difficoltà della vita.

In questo breve testo Tahar Ben Jelloun ha descritto la situazione di un immigrato: Mohammed Bouchaim, protagonista e narratore de "Il sospetto", che vive a Parigi da molti anni, è regolarmente assunto da una ditta di pulizie (lavavetri) e viene considerato “un tipo per bene” dal suo capo. Il protagonista ha una moglie e dei figli che però non sono fieri e contenti della loro situazione di immigrati e del loro padre.
Mohammed Bouchaim è il simbolo della volontà di integrazione sociale che caratterizza molti immigrati extracomunitari, egli è abituato a farsi indicare e perquisire dalla polizia che gli cerca addosso droga o armi (che non possiede), e per questo si definisce “l’uomo standard di tutte le perquisizioni”. Quando le forze dell’ordine lo perquisiscono e non gli trovano niente addosso, né sotto i vestiti né nei capelli, si sente avvilito per loro.
Il protagonista è sottoposto ad una continua tensione psicologica che, in conseguenza a fatti politici internazionali, diventa sempre più forte. Gli capita persino di dubitare di se stesso e talvolta si passa una mano fra i capelli o si fruga nelle tasche in cerca di qualcosa che lo possa incriminare, pur sapendo di essere perfettamente innocente e di non possedere stupefacenti o armi. Egli dubita quindi di sè, della sua famiglia, degli amici e dei suoi documenti pur senza averne alcuna ragione. Non è tranquillo quando esce di casa perché gli agenti lo notano, lui è “il sospetto” ideale, tutto è contro di lui: alla fine della giornata lavorativa è sporco, ha gli occhi stanchi e i lineamenti tirati, la barba lo fa sembrare un “integralista islamico”, anche se lui stesso non ha ben chiaro che cosa significhi e molte volte si domanda come possa essere un tipo non sospetto.
Gli aspetti della personalità di Mohammed che coincidono in modo più evidente con quelli dell’”arabo tipo” (che sono principalmente anche quelli che alimentano il sospetto nei suoi confronti) sono: la barba lunga e incolta, la pratica del ramadan e il rispetto del divieto di mangiare carne di maiale. Quelli che si scostano da questo modello culturale e che lo fanno più un uomo occidentale sono: bere ogni tanto alcolici e andare di rado in moschea per pregare.
Ad aumentare la situazione di ostilità nei suoi confronti la gente impiega delle allusioni dispregiative chiamandolo “Moha” o “Bouche”.
Quando pensa al suo paese, Mohammed si crea un'immagine non veritiera del suo paese: lo ricorda assolato, fiorito e verdeggiante (in realtà il suo paese è secco e duro). Il protagonista preferisce ricordarlo così perché è un suo sogno e, se fosse stato così, non si sarebbe dovuto trasferire.
La sua situazione peggiora ulteriormente quando scoppia la guerra in Kuwait, credeva che il conflitto fosse lontano da lui, che fosse solo in televisione, invece, arriva anche in Francia. Dovrà subire senza reagire, camminare con la testa bassa, non disturbare nessuno, farsi perquisire più volte e farsi sempre più piccolo. Arriva anche sul posto di lavoro: il capo suo capo squadra non lo manda a svolgere un lavoro previsto da molto tempo ma lo lascia in sede anche se lì non ci sono lavori da svolgere. In seguito, però, Martini (il suo caposquadra) decide di mandarlo a lavare i vetri di Notre Dame, sostenendo che Mohammed è un “tipo per bene”. Questi comportamenti del collega lasciano stupito il protagonista perché credeva che ormai nessuno si fidasse più di un arabo.
Mentre lavora all’interno di Notre Dame, nota una folla di fedeli che si sono radunati per pregare; in lui non prevalgono sentimenti di ostilità e odio, ma al contrario, la loro vista gli genera in lui un senso di fratellanza in nome del comune ideale religioso. Il protagonista si commuove alla vista di tutte quelle persone che chiedono a Dio misericordia e, pur continuando a pulire,si unisce anche lui in preghiere invocando l’aiuto di Allah e di Maometto.
Quando Mohammed sente per radio che il Presidente della repubblica ha telefonato ad una famiglia di israeliani si reca subito a casa aspettando di ricevere anche lui una chiamata. In fondo anche lui si trovava nella stessa situazione della famiglia israeliana.
Questo testo invita il lettore a riflessioni profonde. Un singolo non si può idenficare con un popolo: in questo caso gli arabi, anche se lo possono sembrare, non sono tutti uguali. Mohammed pur essendo connazionale di Saddam non è come lui.
In un immigrato ci sono diverse caratteristiche fisiche e culturali che possono destare sospetti e intolleranza: ad esempio la religione, il colore della pelle, la statura e i tratti fisici,...
Perlcuni Mohammed non dovrebbe più essere considerato un tipo sospetto perché ha sempre svolto il suo lavoro bene e non ha mia commesso reati.
Secondo altri, invece, potrebbe portare delle discordie all’interno dello stato, anche se a noi sembra difficile credere che un arabo che si è così ben integrato possa portare scompiglio. Mohammed è abituato alla cultura e agli usi del mondo occidentale: prega con i cristiani nel luogo simbolo della cristianità francese e aspetta impaziente una chiamato da Presidente della repubblica francese di cui ormai si sente parte.
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